| Aurora 的个人资料La bomba all'uva passa照片日志列表 | 帮助 |
|
|
Dagherrotipo VILa poesia è un sogno che non è stato sognato da nessuno.
Da "Niebo" KočkyNon ho combinato assolutamente nulla da quando è cominciato novembre non vivo, non penso, vorrei solo dormire sempre tutti i giorni me ne sto seduto con lo sguardo da idiota gratto qui e là il gatto che dorme e la sua zampina, rotta dalle salve mi desta la tendenza verso i detti umani: come possono, per Dio, riscaldare qualcuno le pelli morte, spellate dagli animali?! …il gatto annuisce sornione, con perspicacia e continua a dormire, riscaldato da una persona non viva…
La casa nel buio, il buio nella casa, in casa la solitudine e nel buio io, e in me il buio; da solo in casa sulle ginocchia do da mangiare al gattino morto da una settimana -è morto di malinconia, forse due giorni dopo di me
J.H. Krchovský
La signorina FelicitaEd io non voglio essere più io Guido Gozzano Lermontov di nuovo tra le dita..."Ascoltate.Maksim Maksimyc,"mi rispose,"io ho un carattere disgraziato;se a causa dell'educazione o perchè Dio mi ha creato così,non saperei dire.So che arrecando l'infelicità agli altri,io stesso sono altrettanto infelice.PEr loro è una magra consolazione,ma che farci?E'proprio così.Ero ancora un ragazzo,e,fin dal momento in cui sono uscito dalla tutela familiare,ho cominciato a godere sfrenatamente di tutti quei piaceri che il denaro mi può procurare e,si capisce,quei piaceri hanno finito per disgustarmi.Mi sono tuffato poi nel grand mondo;presto anche la socirtà mi era venuta in uggia.M'innamoravo delle donne più in vista e ne ero riamato,ma quell'amore stimolava solatanto la mia immaginazione e il mio amor proprio.Il cuore rimaneva vuoto...
Ho letto,ho studiato,ma anche le scienze,che noia!Ho compreso che non procurano in alcun modo né la gloria né la felicità,giacché gli uomini più felici sono gli incolti,mentre la gloria non è che un colpo di fortuna,e per ottenerla basta essere abili.Allora tutto finì per tediarmi...
Presto mi trasferirono nel Caucaso;e quello fu il periodo più felice della mia vita.Speravo che la noia non avrebbe resistito alle pallottole dei ceceni!Ma invano:dopo un mese mi ero così abituato al loro ronzio e alla vicinanza della morte che,davvero,mi facevano più effetto le zanzare.Mi annoiai più di prima.Avevo perduto fin quasi l'ultima speranza.Quando ho visto Bela nella sua casa,quando,per la prima volta,tenendola sulle ginocchia,ho baciato i suoi riccioli neri,io,sciocco,ho pensato che fosse un angelo inviatomi da un destino pietoso...Di nuovo m'ingannavo;l'amore di una selvaggia è di poco superiore a quello di una nobile signora.L'ignoanza e il candore dell'una ci importunano come la civetteria dell'altra.L'amo ancora,se volete,e le sono grato per alcuni momenti piuttosto dolci.Sono pronto a dar la vita per lei,eppure con lei mi annoio.Non so se sono uno sciocco o un malvagio,ma è certo che anch'io sono degno di compassione forse più di lei.La mia anima è guastata dal mondo,ho un'immaginazione inquieta,un cuore innapagato.Nulla mi basta:mi abituo facilmente alla tristezza quanto al piacere,e di giorno in giorno il mio cuore si fa sempre più vuoto..."
"Un eroe del nostro tempo"
Quanto ti ho odiato,quanto ti amo,quanto mi sei mancato,Григорий Александрович Печорин/Grigorij Aleksandrovič Pečorin...
Ho ventun anniHo sentito un tintinnio e mi sono resa conto che avevo continuato a rispondere soltanto alla domanda uno del compito:"Quale effetto ha avuto la scoperta della volta a botte sull'architettura delle cattedrali del tredicesimo secolo?",scrivendo in senso orario sul margine sinistro,superiore e destro del primo foglio.Mi ero completamente dimenticata di passare alla pagina due e alla seconda domanda del compito.Il tintinnio veniva da dentro di me-probabilmente perchè la sera prima avevo esagerato con le pillole dietetiche e il tè verde e perchè non faccio altro che leggere ininterrottamente.
I miei voti si aggiravano sul sette in tutti i corsi,ma in questo,"Il passaggio dal romanico al gotico",dovevo spaccare,e avevo delle possibilità perchè di questo corso sapevo tutto.Avevo solo bisogno di tempo e spazio per dimostrarlo.Come appunti,avevo duecetnocinquantatré disegni a matita ricopiati dalle diapositive viste a lezione e dalle illustrazioni dei libri della biblio teca di Belle Arti,oltre che da quelli di testo.Avevo sessantasette pagine di appunti presi a lezione e ricopiati più di una volta per maggiore chiarezza.Qualunque cosa avesse detto in classe il professor Williamson era stata registrata nei miei appunti-praticamente anche quando si schiariva la voce e faceva delle digressioni sul tempo.Ero arrivata al punto che quando divagava pensavo:Sì,Sì,però adesso taglia con la pubblicità e torna al programma.
Un ragazzo a cui avrei strappato volentieri i capelli aveva finito la sua prova.Cioè,la stava proprio consegnando all'assistente?Com'era possibile che avesse già finito?Come aveva fatto a rispondere con un minimo di approfondimento alle tre domande?Ho stabilito che era uno che aveva deciso di ritirarsi,oppure uno che studivava in modo superficiale,che non ne sapeva un tubo di come si approfondisce.
Io ero costretta a fare una pausa ogni tanto,in realtà un pò troppo spesso,per rifare la punta alla matita con la lametta da rasoio che mi ero portata dietro.Preferivo la matita perchè così non c'era il rischio che l'inchiostro finisse all'improvviso o che sbavasse.Solo che questa era una punta di grafite numero 2b ed era troppo morbida,e la stavo consumando tutta.La gomma si era ridotta a una protuberanza annerita.Perchè cavolo non mi ero portata dietro tutta la scatola?
L'assistente del professore si chiamava Clark,Clark Qualcosa o Qualcosa Clark,non lo sapevo.Era ciccione e trasandato,ma con l'aria felice.Una volta mi aveva pure invitato a bere una Coca,ma io avevo rifiutato in malo modo.Scelta stupida,forse,perchè magari era lui che dava i voti.
Ho deciso di ignorare la mia seconda domanda,fare finta di non averla neanche vista.Mi sono buttata a capofitto sulla domanda numero tre:decorazioni delle chiese,vetrate,fregi,flora fauna,bestiari,l'iconografia in generale.Quando ha squillato la campanella,io stavo citando Onorio di Autun.
Ho alzato lo sguardo.Molti se ne erano già andati."Su,consegnare!",ha gridato Clark."Per favore consegnare.adesso.Signorina Bittle?Signor Kenner,per favore.Signorina Powers?"
"Sparati un colpo,Clark",ho detto a voce alta.Gli ho tirato il libretto degli esami e mi sono precipitata fuori dalla Meverett,sentendomi tutt'aa un tratto svuotata e apatica,con la pelle che mi diventava fredda come gomma.
Riuscire a tornare a casa in bici era stato piuttosto problematico.Mi sono tenuta sui marciapiedi.Avevo paura che in strada il tintinnio che avevo in testa si confondesse con i clacson delle macchine.
Avevo ancora quel suono dentro.
Durante l'ultimo semestre mi era venuta un'idea su come arredare il mio monolocale,un'idea monastica di austerità e scarsezza.Avevo svuotato la stanza ,lasciando solo una branda,una scrivania e una foto.L'intonacao delle pareti era già di un colore anonimo tipo farina d'avena,il che andava bene.Non andava bene,invece,che l'inquilino precedente avese-cosa incredibile dipinto gli infissi e l'intelaiatura delle finestre con una vernice annacquata color arancione.Così finalmente il luogo in cui abitavo non sembrava più la stanzetta di uno studente,ma il giaciglio di un vagabondo:emanava povertà.
L'unica foto che c'era non era certo una Beata Vergine o un dettaglio della cattedrale di Amiens con il Re dei Giudei che tiene in mano un rmao dell'albero di Jesse.Era una fotro su carta lucida venti per venticinque di Rudy e Leslie,i miei genitori.Sotto il sostegno c'era scritto:prima giornata di fresco sulla Gold Coast,Australia.La foto era stata scattata sulla North Lake Shore Drive,più o meno nel 1964,direi,quando io avevo tre anni.Leslie,mia madre,era accucciata dentro il giaccotto di cuoio imbottito che aveva indosso Rudy.Per come gli brillavano gli occhi,sembrava la foto della pubblicità di un anello di fidanzamento.Avevo appeso quella foto perchè,per quanto strano,rinuniciare all'idea dei miei genitori sarebbe stato peggio che perderli veramente.Se non altro in quella foto avevano un'aria familiare.
Erano artisti mancati.Rudy per vivere faceva l'imprenditore edile,Leslie la fisioterapista.Quindi tutte le loro aspirazione artistiche le riversavano su di me:sui miei lavori scolastici,per esempio,si lanciavano a capofitto.Il progettino che "ho fatto"in seconda media con il loro aiuto era degno di un'esposizione mondiale,giuro:un trittico di diorama tridimensionali della baia di San Francisco,con tutti e due i ponti-l'Oakland e il Golden Gate-che addiruttura si illuminavano e brillavano al buio.Avevamo dovuto prendere in prestio la station wagon di un vicino per portarlo alla scuola media Dreiser senza romperlo:era lungo quanto un'asse da stiro.
Ho trascinato la bici dentro casa e l'ho appoggiata alla parete,sotto la fotografia.Ho messo il bollitore sul fornello nano,nella parte di monolocale adibita a cucina,e mi sono messa a fare su e giù per la stanza,aspettando che l'acqua si riscaldasse.Quando il vapore ha cominciato a uscire,il sibilo era appena un quarto di tono sotto il tintinnio che avevo nella testa.
I miei genitori se ne erano andati da due anni e mezzo.
Una volta andavo sempre in macchina nel punto dell'incidente:un salice sulla Route 987.L'ulitma volta che ci ero andata,l'albero doveva ancora riprendersi.Le coltivazioni,sbiancate dal sole,erano di un biondo lugubre e polveroso,e la terra era piena delle crepe lasciate dall'inverno.Io me ne stavo seduta lì,dentro la mia piccola Vega,sul margine friabile della strada.Il grande albero e il terreno tutt'intorno-piatto come una telia per chilometri e chilometri-non mi sembravano adatti alla vicenda come pensavo un tempo,non era poi unn posto tanto poetico dove interrompere due vite.
Ho preso il tè e mi sono disperata per l'esame.Lasciare una domanda completamente senza risposta!Come potevo mai aspettarmi di prendere un voto migliore di sette?
Appena prima di portare la tazzina alla bocca,il suono nella mia testa si è interrotto come se qualcuno avesse schiacciato un bottone dicendo:"Adesso basta,ne ha avuto abbastanza".
Ho deciso che era il momento di provare a dormire,ma prima ho preso una penna con la punta di nylon per tatuarmi una P sul dorso dela mano.Significava che una volta sveglia dovevo mangiare proteine-gamberi,uova oppure una cosa verde.
Unavolta sulla branda,come trucco per addormentarmi,ho provato a ricordarmi la risposta alla prima domanda del mio cazzo di compito,parola per parola.
Mary Robison
Ancora per un mese+22 giorni questo racconto è mio/sono io. Una piccola felicitàSto leggendo
un libro
mErAvIgLiOsO.
Del resto
è Hrabal...
Voglio tornare a Brno Il gioco del libro più vicinoImbolsita dai bagordi domenicali e crucciata per un'avversione che mi porta a covare propositi criminali (arrestandomi comunque alla dogana del legittimo), ho bazzicato siti e blog, il cui trastullo principe è la letteratura. Tra pistolotti supponenti, recensori bizzosi e considerazioni leccate, il dono dell'impagabile (e impagata)ironia sembra davvero aver subito una rovinosa svalutazione. Per fortuna, oltre a tali leziosi mestieranti che han cucito sulla pelle "IO SONO UNO SNOB, LODE ALL'AUTOREFERENZIALISMO VUOTO" è sfuggito all'orda funesta conosciuta come "MORTE ALLA GENUINITA" qualche tizietto sagace, che sa dilettarsi amabilmente con le lettere, senza improvvisare grotteschi sillogismi pseudo-dotti. Basta con 'sti cervelli OGM. E in più d'una delle stamberghe polverose dei "critici"easy-thinkin'", ho trovato anche l'angolo ludoteca. Giochetto innoucuo.I struzioni:
-prendere il libro più vicino
-sfogliare sino a pagina 123
-contare le prime 5 frasi della pagina
-riportare nel blog le 3 frasi seguenti
Solerte e cretina, mi galvanizzo come un paguro che ha appena trovato la conchiglia più bella del fondale. Tra il notebook e il modem-catafalco, c'è il primo amore della giovinezza verdognola, ripescato e risfogliato sempre con la dovuta affezione. Trattasi di "Nella colonia penale e altri racconti" di Franz Kafka. Al punto suggerito trovo:
Povero ragazzo, non c'è niente da fare. Ho scoperto la tua grande ferita; questo fiore nel fianco ti porta alla morte. La famiglia è felice,mi vede in azione; la sorella lo dice alla madre, la madre al padre, ad alcuni ospiti che in punta di piedi, bilanciandosi a braccia divaricate, vengono avanti nel chiaro di luna della porta aperta.
(Un medico di campagna)
Ecco fatto. Avrò degli epigoni con questo divertissement? Magari ne vien fuori un bel patch-work avanguardistico. Aderisca chi può! UnearthingE'giunto il momento di affidare all'indegna progenie del mio primo blog trapassato anzitempo uno scorcio letterario che non merita di giacere polveroso sulla lapide sghemba di quel modestissimo microsmo virtuale che mesi fa ho scelto di soffocare, sebbene fosse neonato. Avrei fatto meglio a tacere comunque? E'più che probabile. Ma mettiamo da parte la voglia di sfoggiare i miei progressi da autodidatta raggiunti grazie al corso "Autostima: come distruggerla". Lasciamo parlare lui, và, che è meglio. Il mio Tonino preferito! Grazie a lui non temo più monaci neri e non mi va di condannare con fare snob la prima signora con cagnolino che incontro. Per sfuggire alla solita storia noiosa mi sprona a cercarmi degli hobby alternativi, come ad esempio sollazzarsi in un astuccio, ma a quel punto sarei internata in un manicomio e senza ombra di dubbio capiterei nella corsia n°6. Se poi riuscissi a non incanutirmi lì dentro, vorrò farmi una casetta con un bel giardino dei ciliegi, magari accanto a quella di tre sorelle. Potremmo andarcene tutte e quattro al mare e sbocconcellare insieme ad un piccolo e lucente gabbiano del pane casereccio, e così facendo daremmo vita ad un effimero regno delle donne. Sono sicura che poi potrei spingermi anche nella steppa, facendomi luce solo con un fiammifero svedese ed è inutile che scrolliate la testa perchè sono pronta a farci una scommessa e se la mia parola non vi basta, chiamate pure un giudice istruttore che faccia da arbitro. E' un duello che davvero non mi fa paura, perchè so che sarebbe lui stesso a riportarmi sulla strada maestra nel caso in cui il mio destino fosse davvero tragico suo malgrado. L'importante è confidare nelle autentiche teste in fermento anche se trovarle ormai non è proprio uno scherzetto ...
Diventare scrittori è molto semplice. Non c'è storpio che non possa trovare qualcuno uguale a lui, e non c'è idiozia che non possa trovare il lettore adatto. E per questo non ti abbassare al pensiero...Metti davanti ai tuoi occhi un foglio di carta, prendi in mano una penna, e buttando giù i pensieri come vengono, inizia velocemente a scrivere.Scrivi quello che vuoi: sulle prugne secche, sulla lancetta dell'orologio, sulla neve dell'anno scorso..Quando hai finito di scrivere, prendi il manoscritto in mano e, sentendo nelle vene quella sacra emozione, portalo in una redazione. Poi a casa sdraiaiti sul divano, sputa sul soffitto e culla i tuoi sogni...
“Consigli ai futuri scrittori”, Anton Pavlovič Čechov Ah!Quando sono i geni a rincuorarti... TichoLa ballata del bambino non nato
Dapprima si sorrisero,
poi si innamorarono
presso la lanterna lungo il fiume,
dove l'acqua corre,corre
e la gente sta ferma,come se fosse laggiù per il riflesso delle luci.
Infine si baciarono.
Gli amanti sono ricchi,
hanno tanti tesori da non poterli contare:
mano ,occhi,seno e bocca.
"Fuori città mia cara,
corre una stradina bianca
e fuori città,nel profondo del grano
sono nati verdi cigli.
Là conteremo i nostri tesori,
là ce li consegneremo fedelmente,
perchè non si brucino
oppure prendano il volo
come uccelli
di fuoco."
Andarono fuori città ed era già sera,
nessuno mendicò invano amore,
anche i giovani si possono amare,
anche i poveri si possono amare,
l'uomo è nato dall'amore,
andarono fuori città ed era già sera.
Dapprima lei si oppose,
dapprima ebbe paura,
alla fine si arrese.
Perchè non dovrei dargli il mio corpo,
il mio corpo di sangue e vita,
quando gli ho già dato il mio cuore,
il mio cuore di sangue e vita?
L'amore è umo e donna,
l'amore è pane e coltello.
Ti ho tagliato,mia cara
il sangue scorre tra le mie mani
da una pagnotta bianca.
Quando le gambe ritornavano a casa,
lontano era dalla porta al letto
quando la notte brucia,i piumni non riscaldano,
in quella notte sul suo cuore
le nacque una bocca di bimbo.
In quella notte piansero quattro nude pareti,
come difficile,difficile sarà
dare alle labbra affamate una fetta di pane.
La luna splende sopra la città
tre volte si è riempita e due spenta,
quando per la terza volta si è spenta sopra la via scura,
una bocca di bimbo parlò al cuore:
Mammina cara,
io sono amore,
che vorrebbe tanto nascere!
Quando lo sentì,
corse dall'amato.
La stanza era triste e fredda
come un capo pesante tra deboli spalle.
Quando ambedue lo seppero,
sedettero sulla sponda del letto.
Erano silenziosi,erano pallidi,
raccoglievano forze per l'amore e per uccidere.
"Oggi
i nostri cuori,mia cara,
e migliaia di altri cuori
sono solo bicchieri sul banco dell'osteria.
Alle labbra amareggiate basta bere.
Abbiamo versato sangue e bevuto rhum.
Centomila persone hanno fatto l'amore,
nessun bambino è nato da loro,
neppure il nostro deve nascere.
Non è peccato,
è solo miseria."
Il sole non splende più,
le stelle più non brillano,
andarono dal dottore
i due amanti.
Là non conduce una stradina e bianca,
là si va per una scala di pietra
e si aspettaa lungo,
fino a che la porta paurosamente chiusa
si apre con uno sguardo giallo e bieco
e dice:Prego!
Il dottore aveva mani di acido fenico
e parole di ghiaccio:
"Non so guarire donne ammalate,
aggiusto solo cose rotte."
Sfilò la camicetta,
tamburellò le dita sul petto
una marcia funebre.
Donna,
senti quella voce,
che ti arde nel seno?
Adesso ha gridato amore per l'ultima volta.
Ora si è spenta.
Lui nel frattempo stava,
presso la porta,sulla soglia della stanza stava.
Ma gli occhi l'hanno tradito,
e non stavano con lui,
spasmodicamente,seguivano il suo dolore,
il suo dolore,dietro al carro funebre,
le ruote cigolavano,soffiava un vento autunnale.
L'ho fatto io?
Io l'ho fatto.
"Dammi la mano,mio caro,la mano
quando scenderemo le scale.
Non sono più coraggiosa,e piangerò,
che di tutte le ricchezze
mi è rimasta in tasca solo una boccetta di Eumenol,
che sono solo una ferita
abbracciata da morte mani infantili.
Io non sono una donna ,
sono una tomba.
Due occhi stanno sopra di me come due candele,
che d'autunno bruciano per i defunti,
e nessuno pianga su di me.
Anche una donna vuole il mondo migliore e diverso
e la donna piange soltanto quando le mani non le bastano."
Alla sera
molti amanti sono tristi,
perchè quello che poteva vivere, non vive,
e molti non sono neppure tristi,
perchè non ne sono capaci.
Il sole illuminava la terra
e gli alberei sono rimasti nudi,
la gente sulla terra si ama
e l'amore non nasce.
Non nascerà?
Jiří Wolker Laboratorio di traduzione, ovvero l'uomo della mia tesiChci-li zmizet beze stopy Se volessi scomparire senza lasciare traccia Nebudu se v řece topit non andrei certo ad annegare nel fiume -uložím svou kůží línou -adagerei la mia pelle nel lino Na dno vany s kyselinou sul fondo della vasca con dell’acido
Zatímco si chystám lázeň Mentre mi preparei il bagno Přemýšlím a krotím bázeň mediterei e interromperei l’aspersione -jak, až budu rozežraný -e poi, una volto corroso Vytáhnu pak zátku z vany? Come tiro il tappo dalla vasca?
Pomohu si mechanikou! Mi aiuta la meccanica! -spojím drátem zátku s klikou Con un filo unisco il tappo alla maniglia A jak někdo chytne kliku e non appena qualcuno la maniglia impugna Pohřbí mě I bez hrobníků mi sotterra senza l’aiuto dei becchini
Jsem si jist,že každopádně Sono sicuro che in ogni caso Zůstane má duše na dně… rimarrà la mia anima sul fondo: Já vyteču stokou z vany io scorro dalla vasca verso la fogna, Duše usne do nirvány la mia anima si addormenta nel nirvana
Hovno nelze umýt mejdlem.. Non si può lavare la merda col sapone, To,co není,zničit nejde quello che non esiste non si può ditruggere, Jen to nic,co trápí hlavy solo quel nulla che turba le menti Kanálem se neodplaví… non se ne va lungo il canale…
(Bestiální něha) (Sentimento bestiale)
J.H.Krchovský Sbohem rýmu!Addio rima! Dagherrotipo primoMolte cose succedono senza che nessuno se ne accorga nè le ricordi. Di quasi nulla resta traccia, i pensieri e i gesti fugaci, i progetti e i desideri, il dubbio segreto, i sogni, la crudeltà e l'insulto, le parole dette e ascoltate e poi negate o fraintese o travisate, le promesse fatte e non tenute in conto, neppure a coloro a cui sono state fatte, tutto si dimentica o si estingue, ciò che si fa da soli e di cui non si prende nota e anche quasi tutto ciò che non è solitario ma in compagnia, quanto poco rimane di ogni individuo, di quanto poco vi è testimonianza, ne di quel poco che rimane tanto si tace, e di quello che non si tace si ricorda dopo soltanto una parte minima, e per poco tempo, la memoria individuale non si trasmette e non interessa chi la riceve, il quale plasma e riceve la sua propria memoria.Tutto il tempo è inutile, non soltanto quello del bambino, o tutto è come il suo, quanto avviene, quanto entusiasma o fa male nel tempo si coglie soltanto per un istante, poi si perde e tutto è sdrucciolevole come la neve compatta e come è per il bambino il suo sonno di adesso, di questo istante.Tutto è per tutti come sono io adesso, una figura quasi sconosciuta che lo osserva dalla soglia della sua porta senza che lui se ne accorga nè possa mai saperlo nè possa perciò ricordarsene, tutt'e due in viaggio verso il nostro lento sfumare. E tanto di pù ciò che avviene alle nostre spalle,la nostra capacità di conoscenza è minima, già quello che si trova al di là di un muro non riusciamo a vederelo, o ciò che è lontano, è sufficiente che qualcuno sussurri o si allontani di qualche passo perchè non sentiamo più ciò che sta dicendo, e può darsi che così ci rimettiamo la vita, è sufficiente che non abbiamo letto un libro per non conoscere l'avvertimento principale, non possiamo stare altro che in un posto in ciascun momento, e anche allora spesso ignoriamo chi sono quelli che ci osserveranno o penseranno a noi, chi è sul punto di comporre il nostro numero, chi sul punto di scriverci, chi sul punto di volerci bene o venirci a cercare, chi sul punto di condannarci o assasinarci e così porre fine ai nostri scarsi e malvagi giorni, chi sul punto di gettarci nel rovescio del tempo o nella sua nera schiena, come penso e come osservo io questo bambino sapendo più di lui, più di quanto lui saprà mai su ciò che è stato questa notte. Io devo essere questo, il rovescio del suo tempo, la nera schiena...".(...)
Javier Marías, ”Domani nella battaglia pensa a me” You the strange(...)Piango seduto sul muricciolo di Sant'Isaia che abbiamo faticosamente raggiunto;piango e struscio i piedi sull'erba e singhiozzo e non riesco a spiaccicare parola.E Dilo mi prende la mano tra le sue e sussurra:"Lo so che la vita da finocchi è difficile,ma non permetteremo a nessuno di torturarci,non lo permetteremo ok?".Dopo mi appiccica un bacio sulla fronte ,ce la mette tutta,il caro mio Dilo dice scemate e fa il grandecapo e mi offre da bere uno Scotch e poi un altro che sembra dobbiamo festeggiare non capisco che cosa .Poi nella casa di Dilo distesi sul letto a sentire dei dischi,lasciare che la musica entri nella testa e la riposi,luce morbida...Like a bird on the wire,like a drunk in a midnight choir i have tried in my way to be free,like a worm on a hook,like a knight from old.-fashioned...fingendo che tutto sia passato,ma il silenzio imbarazzato del dopopranzo dice tutto il peso che ho dentro,che mi prende il respiro e il cervello e non basta Tim Buckley,I am Young ,I will live,I am strong I can give You the strange Seed of day Feel the change Know the way,Know the way..e non basta che le mie dita giochino fredde con quelle di Dilo.(...)
Pier Vittorio Tondelli,"Viaggio"-Altri libertini
E invece...Io non vorrei crepare
senza aver visto *almeno* i cani messicani neri che senza sognare dormono a ciel sereno; senza aver conosciuto ai tropici le voraci scimmie divoratrici (le scimmie a culo nudo). O anche i ragni argentati dai serici nidi felici di spruzzi traforati. No, non vorrei crepare ignorando se la presunta monetina che spunta sotto la faccia della luna stia a nascondere una seconda faccia a punta. Se - dopo gran riflessioni - il sole e' freddo. Se le famose quattro stagioni son proprio quattro e non tre. Senza aver passeggiato per il corso in vestaglia guardando fissa la marmaglia dei guardoni. Senza aver ficcato i miei *coglioni* in ogni posto vietato. Io non vorrei finire senza sapere la lebbra (beh, si fa per dire) o almeno la febbre dei sette mali che piu' o meno certamente si acchiappano laggiu': resterei indifferente al bene e al male purche' di tutta questa vasta delizia l'assoluta primizia fosse riservata a me. E poi non basta, c'e' tutto cio' che conosco, che ho imparato ad amare: il fondo verde bosco del mare dove le alghe sottili gareggiano nel disegnare onde di walzer sugli arenili. E ancora la terra, che a giugno crepita e sbotta di odori, e le conifere, e un semplice pugno d'erba... ... e i baci di quella ! Si, insomma quella, signori. Ursula. Ursulotta. La piu' bella orsacchiotta fra tutte le orse maggiori. Quella per la quale proprio non vorrei crepare senza averla avuta tutta. Goderla la bocca nella bocca, i bei seni nelle mie mani, poi con gli occhi il resto e... Basta! Questi son fatti miei. Si, taccio. Morire ? Non posso, come faccio ? ( come si fa ? ) Come vuoi crepare senza che ancora si siano inventate le cose che contano: le rose eterne, le giornate di un'ora, i monti marini e le spiagge, beh, le spiaggie montagnose. La cuccagna finiti tutti i tormenti, i quotidiani splendenti di colori, i bambini contenti e tutti i trucchi ancora dormenti dentro i crani stipati di ingegneri ingegnosi, socialisti associati, urbanisti urbanizzati e pensatori pensosi Io non vorrei finire senza sapere la lebbra Dio, quante cose da fare, da intendere e volere da contare e aspettare, Mentre la fine gia' avanza in notti sempre piu' nere. Striscia, con la schifosa sembianza di un rospo. Eccola, non c'e' piu' scampo. Gli occhi nei miei... No, proprio no, in non verrei crepare, nossignori, nossignore, non senza aver fatto conoscenza del sapore tormentoso di cui sono geloso e goloso. Il sapore piu' delicato che si possa sentire. Il piu' forte. Io non vorrei crepare. Senza aver gustato il gusto della morte. Boris Vian Autopresentazione di Boris Vian
Per cominciareChi è Boris Vian? Boris Vian è una persona istruita ed educata, viene fuori dal Politecnico, hai detto niente, ma non è tutto:
Perché tutto questo non è ancora niente:
raymond Queneau
|
|
|