| Aurora 的个人资料La bomba all'uva passa照片日志列表 | 帮助 |
|
|
SorrowingPenso dunque sono è la frase dell'intellettuale che sottovaluta il mal di denti.Sento dunque sono è una verità di porata moltopiù generale e che riguarda tutto ciò che è vivo.Il mio io sostanzialmente non si differenzia dal vostro per quello che pensa.Tanta la gente ,pochi i pensieri:tutti più o meno pensiamo le stesse cose e ci passiamo a vicenda le idee,ce le prestiamo,ce le rubiamo.Però quando uno mi pesta un piede,il dolore lo sento solo io.Il fondamento dell'io non è il pensiero, ma la sofferenza,che è il più fondamentale di tutti i sentimenti.Nella sofferenza neanche un gatto può dubitare del suo io inconfondibile.Nella grande sofferenza il mondo scompare e ognuno di noi è solo con se stesso.La sofferenza è l'università dell'egocentrismo. "Non mi disprezzate?"chiede Ippolit al principe Myskin. "Perchè?Forse perchè avete sofferto e soffrite più di noi?". "No.Perchè non sono degno della mia sofferenza". Non sono degno della mia sofferenza.Grande frase.Ne deriva che la sofferenza non solo è il fondamento dell'io,la sua unica inconfutabile prova ontologica,ma anche fra tutti i sentimenti,il più degno di rispetto:il valore dei valori.Per questo Myskin ammira tutte le donne che soffrono..Quando vede per la prima volta la fotografia di Nastasja Filippovna,dice:"Questa donna deve aver sofferto molto".Tali parole stabiliscono fin dall'inzio,prima ancora che essa compaia sulla scena del romanzo,che Nastasja Filippovna è al di sopra di tutti gli altri."Io non sono nulla,ma voi,voi avete sofferto"dice Myskin ammaliato a Nastasja nel quindicesimo capitolo della prima parte(de "L'idiota"n.d.blogger)e da quell'istante è perduto. Milan Kundera"L'immortalità" Ok,ok,potrebbe non fare una piega,del resto non si tratta de"L'apologia della sofferenza",ma di un'ineccepibile spiegazione per cui(spesso ,ma non sempre) il nostro tono di voce si arruginisce,il nostro sguardo diventa obliquo e si genuflette di fronte alle altrui afflizioni.Ora,niente da che dire,l'uomo è nato per soffrire e ci riesce benissimo,.Ma quando è che una sofferrenza diventa è più degna di rispetto di un'altra?C'è anche chi soffre perchè gli han sbagliato il colore della tinta ai peli del pube(attenzione alle mucose laggiù!).Forse dovrei amputarmi un braccio.Sofferenza latente e persistente,mortificazione del corpo e della mente.Come non potrei attirare l'attenzione?"La donna dolente".Bah!Si soffre e si diventa interessante?O migliore?Sì,la sofferenza mertita rispetto, ma mai ,dico mai quando si celebra come una virtù dell'anima,mon dieu. Na shledanou Honzo!!Alla fine è successo.Pagina 258 è arrivata.E come si chiudono i piccoli scrigni ,con quel dolceamaro conforto di sapere che, se anche il prezioso contenuto sarà di nuovo non visibile, ci apparterrà per sempre,così ieri ho salutato "Ho servito il re d'Inghilterra".Questo libro è tutto ciò che la letteratura dovrebbe essere,quello che solo "Il Maestro e Margherita" di Bulgakov mi aveva dato modo di conoscere( fino ad ora).Il gusto di seguire una storia, di amarla visceralmente,di voler incontrare dal primo all'ultimo personaggio e magari mescolarsi a loro,di infischiarsene della fine,di rileggere più volte lo stesso punto per godere di similitudini al fulmicotone,di non aver voglia di andare avanti per paura che sfumi troppo in fretta lo scintillio dell'episodio appena concluso,di abituarsi ai piccoli vizi di forma,di voler stringere tra il pollice e l'indice sinistri sempre e solo una decina di pagina,di volersi confondere tra realtà e immaginazione,di non chiedersi se ci sia una morale. Quasi lo vedo Jan Dítě.Piccoletto e lesto,rossiccio e smilzo,una smania ardente di trovare un posto nel mondo che è solo la voglia di riconciliarsi con se stesso.
Questo libro mi ha fatto piangere,in tre punti.E il primo potrebbe apparire scandaloso,ma è la testimonianza della genialità e del dono inestimabile che aveva questo poeta(mi chiedo sempre come sia possibile che il Nobel lo abbia ricevuto Márquez mentre Borges e lui no...)E'la narrazione di una scena di sesso.Violenta ,concitata,sanguigna.Fosse saltata in mente la stessa idea ad un altro scrittore,di svilupparla, sarebbe venuto fuori un guazzabuglio osceno, pornografia della peggiore specie.Quello che crea Hrabal invece è l'immagine della simbiosi incondizionata di due anime e che paradossalmente, seguendo dei rituali non scritti, si trasmuta in qualcosa di sacro,religioso oserei dire(un inchino va anche al traduttore in questo caso).Ecco la ragione del mio singhiozzare..(o saranno tutte le capsulette di ormoni inesplose accumulate nei mesi?bah!).Vorrei non averlo mai cominciato questo libro.Il piacere di dire "l'ho già letto"sarà sempre inferiore a quello di dire"lo sto leggendo"alias"lo sto vivendo".
Mmmm,da quello che sto scrivendo temo che dovrò cominciare a mettermi un pò di piombo nelle scarpe.Così evito di spiccare il volo verso un mondo che è un pò infiammabile..
Con mia grande gioia,ho anche scoperto che meno di un anno fa è stato girato un film ispirato a questo libro da(guarda caso)Jiří Menzel,regista che ha trasposto sullo schermo un cospicuo numero di storie hrabaliane,facendone il suo autore da soggetto-feticcio (per inciso,proprio Menzel e proprio con un film tratto da un romanzetto di Hrabal-altrettanto strepitoso-"Treni strettamente sorvegliati"si aggiudicò nel 1967 il primo Oscar dell'allora Cecoslovacchia).Luci mi ha detto che me lo stahnout/scaricherà lei e poi me lo spedirà da Ostrava.Potrei farlo anch'io dal mio pc-battona,ma volete mettere l'euforia dell'attesa per un piccolo grande dono che si riceve da un'amica?
P.S.:Bohumil,il nome di Hrabal,in ceco significa"caro a Dio"(per voi cafoni,"Amedeo":P).Io lo cambierei in Muzamil,"caro alle Muse"... Dagherrotipo III-XIIDevo dire che l'amoralità ha per me un valore solo quando è artisticamente perfetta, l'art-pour-l'artista è necessaria. Dal momento in cui è posta al servizio dell'autodifesa, rientra nella psicologia del profondo e diventa questione leggermente penosa.
“Clarissa”, Jana Černá Il bilancio di una tipa, ovvero la potenza dell'interferenzaQuest'anno devo aver capito che se marzo è pazzo febbraio è stronzo. Stronzo, e dalle spiccate tendenze sodomite, evidentemente sovraeccitate dall'appetibilità delle mie polpose natiche.. Diverse ragione per cui avercela con questo nano di mese. Ma non mi ci voglio soffermare. Le parole di seconda mano stancano. Poi non è stato malvagio fino in fondo. Qualcosa di buono me l'ha portato. La messa a nuovo di me medesima, ultra ventunenne dalle nevrosi malconce, mi inducono a guardarmi un po' le spalle, non perchè ci sia ancora febbraio in agguato, ma perchè forse scandagliare il passato facilita la psicoanalisi del presente. Da giorni mi assale l'interrogativo di chatwiniana memoria "Che ci faccio qui?". Solo che se lo scrittore britannico di "In Patagonia" aveva di che consumare le sue membra errando da una latitudine all'altra del globo, io forse dovrei dire "Che ci faccio ANCORA qui?". Sono ufficialmente arrivata al punto di saturazione dove non spporto più niente e nessuno, dove tutto fluttua squallidamente in attesa di un cambiamento, di un qualcosa che mi comunichi che sono ancora viva e non un rottame che ricalca monotonamente quei due o tre taccuini di vita vissuta in attesa, nel mio stramaledettissimo bilico. Ma è pur sempre vita. Mi capita di fissarmi i piedi. Mi indicano timorosi la boa intorno alla quale dovrò fare un valzerino tra un po'. Non è la panciuta che mi intimorisce, ma quel tratto serpentino che ci divide, quell'angoscia consapevole di avere le mani libere e una pressione arteriosa sufficientemente alta da poter afferrare qualsiasi cosa. Qualsiasi, cazzo, qualsiasi. Avrei bisogno di una contingenza siderale che mi spinga naturalmente verso un porto anche temporaneo, ma che non mi faccia dubitare troppo sullo scarto. Pura codardia, pura sottomissione al mio io eternamente in sospeso. Ma in genere quel qualcosa si camuffa, non si fa riconoscere. E non è così improbabile che succeda di nuovo. Sì, di nuovo. Non sarei quella che sono, universitariamente parlando, se qualche tempo fa non fosse occorso un istante nella mia vita che avrebbe poi deciso per me. Solo che adesso siamo un pò in rilento sulla tabella di marcia, all'epoca stavo come un pisello nel suo bacello. Ma facciamo qualche passo indietro.
Pur sforzandomi, non riesco proprio a localizzare "l'attimo" nel tempo, ovvero se fu alla fine del quarto anno delle superiori o all'inizio del quinto. Poco male, quasi irrilevante. Comunque avevo quasi 17 anni oppure li avevo da poco compiuti. Mattina, si è davanti l'istituto. Una chiacchiera lì, una chiacchiera là, e tra i tanti coglioni che girano inamidati già alle otto antimeridiane, scorgo una volta di più l'edicolante di piazza San Francesco impegolato nel marasma cartaceo dei nuovi arrivi. Tra le tante cose piazza al lato del chiosco un cartone pubblicitario di un certo allegato di "Repubblica". Era l'epoca dei libri capolavori del '900. Leggo. "L'insostenibile leggerezza dell'essere" di un certo Kundera. "Mah, questo nom e questo titolo non mi sono del tutto nuovi", penso. "Sicuramente avrò letto qualche recensione da qualche parte. Lo devo avere". Telefono a mia madre (ieri come oggi non avevo mai il becco di un quattrino dietro..) e le chiedo di comprarmi il volume. Una settimana più tardi, tornando da scuola trovo anche un secondo libro del suddetto a casa, ossia"L'immortalità", regalo questa volta del"Corriere" (quando si dice la concorrenza..), cosa assai strana poichè mia madre non si azzarda mai a comprarmi libri senza diktat precisi della sottoscritta. In ogni caso mi fiondo nella lettura del primo. L'inizio della fine. L'ho divoro in un giorno e poco più, standomene al sole e riducendo in briciole il lapis che ha l'onere di sottolineare ogni parola, frase, passaggio, pensiero ke mi rapisca. Quasi l'intero libro. Quella meravigliosa forma inusitata e azzardata di metaromanzo, la persecuzione dell'eterno ritorno nietzschiano, Tereza e Tomas e il loro amore assurdo, le fatiche di una generazione, la dissidenza, la dignità calpestata, il sesso e le sue logiche sporche, la dottrina linguistica, l'ideologia che si rovescia, ess muss sein, ah, dio! Il tutto che si dipana su quella giostra che sono le formulazione teoriche dello stesso Kundera (allora mi sa che pronuciavo ancora accentando la "e"e solo qualche mese dopo avrei saputo che l'accento in ceco cade sempre sulla prima...). Non so per quanto tempo ho rott a kiunque mi capitasse a tiro l'anima con questo libro. Ovunque andassi era con me. Credevo di aver trovato il mio personale profeta letterario. Bi è stata la prima(esasperata) a comprarlo. Conservo quest'immagine di me in palestra durante l'ora di educazione fisicica che lo leggo e lo decanto a voce alta, accocolata sul davanzale (che mi volessi dare un tono?che bimba che ero...). Ma il piacevole smarrimento non si è fermato qui. Come accennavo, avevo già un altro libro suo da assoporare. E mi sciroppo anche quello. Un'invasata ed io eravamo la stessa cosa. Quell'anno tra le lettere fu particolare. Ogni tot libri ne leggevo uno del ceco.I l mito scorre solenne sulla barchetta dei giorni. Esame di maturità. Estate. Aurora pensa al da farsi, all'università. "Sì, letteratura russa. Ah, il corso prevede due lingue di studio, ma all' inglese non ci penso minimamente..Cosa, allora?" All'inizio pensai al portoghese, però punti di contatto tra le due culture ce n'erano pochini. E allora, tra uno sfogliare e l'altro il ceconzolo, eureka! Ceco! "E' una lingua slava come il russo, mi piace tanto Kundera, storia del secolo breve più che convergente per i due paesi ". Deciso. Ma "gli altri" (puttani) insinuano il tormento che il CECOSLOVACCO (che orrore..) pane non ne dia. Aurora, perturbabilissima come sempre, ne conviene. E passa all'idea teutonica, tedesco. Ma..A settembre si va a Strasburgo, per intenderci sei mesi prima dell'entrata nell'Unione Europea dei nuovi dieci membri, di cui quattro ex- paesi satellite del passato prossimo comunista (tra cui la Repubblica Ceca) e tre addirittura porzione effettiva dell'ex-Unione Sovietica. La funzionaria del Parlamento del nostro continente si sofferma lungamente su quest'aspetto. E il cuore mi si spacca di nuovo. Arriva il giorno dell'iscrizione. Nella ressa da matricole, prendo il bigliettino e attendo pazientemente il mio turno, seduta sui gradoni a compilari moduli. Prima lingua: russo. Seconda: ? Tempo di decisione un'ora e mezza circa. Ed ecco che Kundera ritorna con quella sua aria da vizioso di alto borgo, che mi stuzzica e, ormai, m'indispone. "Sì, ceco, basta, ke m'importa". E ceco fu.
Ora, Kundera non è il mio autore preferito, io non ho autori preferiti e tra l'altro "L'insostenibile " è scesa addirittura dal podio (se la contendono "Lo scherzo "e "Il libro del riso e dell'oblio", e poi adoro il raccontino"Il falso autostop"), adesso anzi l'ho anche molto rivalutato dopo averne fatto decisamente un' indigestione, che non si dimentca. Il suo cinismo è poco sano, non lascia scampo, trasuda un vero e proprio odio verso le persone, soprattutto negli ultimi scritti e questa sfiducia totale verso il genere umano mi nausea. Ma se non fosse per lui, adesso non avrei trascorso tre anni accademici come li ho vissuti e non solo per la nozionistica in sè, ma per tutta quella gente meravigliosa che ho conosciuto, per quello che ho appreso con gli occhi e con l'anima. Se non avessi letto quel cartellone quella mattina magari il libro l'avrei letto molto più tardi ma avrei avuto una disposizione d'animo diversa, chissà. E adesso sono di nuovo prona a ricevere una deviazione che mi dica dove debba andare. Forse sbaglio proprio in questo. Forse sono più kunderiana di quanto in realtà pensi. Ho più fiducia negli atti che nelle persone. Redemption days.
"Ah!che ingenuità si disse, credere che esista una canzone che non finisce mai; come se tutto a questo mondo, fin dall'inizio, non fosse tradimento!"
"Lui la guardava e si rendeva conto che era bella e che era doloroso staccarsi da lei. Ma il mondo oltre la finestra era ancora più bello. E se per quel mondo avesse abbandonato la donna amata, esso avrebbe avuto ancora più valore per lui: tutto il valore di un amore tradito.-Sei bella,-le disse-ma ti devo tradire. Poi si strappò dal suo abbraccio e avanzò verso la finestra"
da "La vita è altrove", 1969 |
|
|