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As confused ideas float through my mindThis mess we're in Can you hear them?
P.J.Harvey & Thom Yorke
Senza rancore.../Rettifico:con un oceano di rancore... Sul bagnasciugaE' passato davvero tanto tempo quando lessi quelle parole per la prima volta. Facendo mente locale, devono essere trascorsi almeno 12 anni. Campeggiavano sulla porta della stanza della mia cugina più grande. Un po' come sulla mia "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi", ma con meno discrezione. Leggevo, capivo, me lo ripetevo. Un po' prematuramente, forse. Ma a ragione. E il germe che incubavo all'epoca, e che avrebbe reso ipertrofica la mia animuccia traslucida, si pasceva subdolamente di quell'Enea in dissidio. Che non si agognino risposte.
Se resto sul lido,
se sciolgo le vele,
infido, crudele
mi sento chiamar;
e intanto, confuso
nel dubbio funesto,
non parto, non resto,
ma provo il martire
che avrei nel partire,
che avrei nel restar.
"Didone abbandonata", Pietro Metastasio
Non c'è inferno nè paradiso. Michel Gondry al servizio del mio prossimo uomo...Radio's cold Solar's infected One by one I'll knock you out God is alone Hardware defective One by one I'll knock you out TichoLa ballata del bambino non nato
Dapprima si sorrisero,
poi si innamorarono
presso la lanterna lungo il fiume,
dove l'acqua corre,corre
e la gente sta ferma,come se fosse laggiù per il riflesso delle luci.
Infine si baciarono.
Gli amanti sono ricchi,
hanno tanti tesori da non poterli contare:
mano ,occhi,seno e bocca.
"Fuori città mia cara,
corre una stradina bianca
e fuori città,nel profondo del grano
sono nati verdi cigli.
Là conteremo i nostri tesori,
là ce li consegneremo fedelmente,
perchè non si brucino
oppure prendano il volo
come uccelli
di fuoco."
Andarono fuori città ed era già sera,
nessuno mendicò invano amore,
anche i giovani si possono amare,
anche i poveri si possono amare,
l'uomo è nato dall'amore,
andarono fuori città ed era già sera.
Dapprima lei si oppose,
dapprima ebbe paura,
alla fine si arrese.
Perchè non dovrei dargli il mio corpo,
il mio corpo di sangue e vita,
quando gli ho già dato il mio cuore,
il mio cuore di sangue e vita?
L'amore è umo e donna,
l'amore è pane e coltello.
Ti ho tagliato,mia cara
il sangue scorre tra le mie mani
da una pagnotta bianca.
Quando le gambe ritornavano a casa,
lontano era dalla porta al letto
quando la notte brucia,i piumni non riscaldano,
in quella notte sul suo cuore
le nacque una bocca di bimbo.
In quella notte piansero quattro nude pareti,
come difficile,difficile sarà
dare alle labbra affamate una fetta di pane.
La luna splende sopra la città
tre volte si è riempita e due spenta,
quando per la terza volta si è spenta sopra la via scura,
una bocca di bimbo parlò al cuore:
Mammina cara,
io sono amore,
che vorrebbe tanto nascere!
Quando lo sentì,
corse dall'amato.
La stanza era triste e fredda
come un capo pesante tra deboli spalle.
Quando ambedue lo seppero,
sedettero sulla sponda del letto.
Erano silenziosi,erano pallidi,
raccoglievano forze per l'amore e per uccidere.
"Oggi
i nostri cuori,mia cara,
e migliaia di altri cuori
sono solo bicchieri sul banco dell'osteria.
Alle labbra amareggiate basta bere.
Abbiamo versato sangue e bevuto rhum.
Centomila persone hanno fatto l'amore,
nessun bambino è nato da loro,
neppure il nostro deve nascere.
Non è peccato,
è solo miseria."
Il sole non splende più,
le stelle più non brillano,
andarono dal dottore
i due amanti.
Là non conduce una stradina e bianca,
là si va per una scala di pietra
e si aspettaa lungo,
fino a che la porta paurosamente chiusa
si apre con uno sguardo giallo e bieco
e dice:Prego!
Il dottore aveva mani di acido fenico
e parole di ghiaccio:
"Non so guarire donne ammalate,
aggiusto solo cose rotte."
Sfilò la camicetta,
tamburellò le dita sul petto
una marcia funebre.
Donna,
senti quella voce,
che ti arde nel seno?
Adesso ha gridato amore per l'ultima volta.
Ora si è spenta.
Lui nel frattempo stava,
presso la porta,sulla soglia della stanza stava.
Ma gli occhi l'hanno tradito,
e non stavano con lui,
spasmodicamente,seguivano il suo dolore,
il suo dolore,dietro al carro funebre,
le ruote cigolavano,soffiava un vento autunnale.
L'ho fatto io?
Io l'ho fatto.
"Dammi la mano,mio caro,la mano
quando scenderemo le scale.
Non sono più coraggiosa,e piangerò,
che di tutte le ricchezze
mi è rimasta in tasca solo una boccetta di Eumenol,
che sono solo una ferita
abbracciata da morte mani infantili.
Io non sono una donna ,
sono una tomba.
Due occhi stanno sopra di me come due candele,
che d'autunno bruciano per i defunti,
e nessuno pianga su di me.
Anche una donna vuole il mondo migliore e diverso
e la donna piange soltanto quando le mani non le bastano."
Alla sera
molti amanti sono tristi,
perchè quello che poteva vivere, non vive,
e molti non sono neppure tristi,
perchè non ne sono capaci.
Il sole illuminava la terra
e gli alberei sono rimasti nudi,
la gente sulla terra si ama
e l'amore non nasce.
Non nascerà?
Jiří Wolker Il bilancio di una tipa, ovvero la potenza dell'interferenzaQuest'anno devo aver capito che se marzo è pazzo febbraio è stronzo. Stronzo, e dalle spiccate tendenze sodomite, evidentemente sovraeccitate dall'appetibilità delle mie polpose natiche.. Diverse ragione per cui avercela con questo nano di mese. Ma non mi ci voglio soffermare. Le parole di seconda mano stancano. Poi non è stato malvagio fino in fondo. Qualcosa di buono me l'ha portato. La messa a nuovo di me medesima, ultra ventunenne dalle nevrosi malconce, mi inducono a guardarmi un po' le spalle, non perchè ci sia ancora febbraio in agguato, ma perchè forse scandagliare il passato facilita la psicoanalisi del presente. Da giorni mi assale l'interrogativo di chatwiniana memoria "Che ci faccio qui?". Solo che se lo scrittore britannico di "In Patagonia" aveva di che consumare le sue membra errando da una latitudine all'altra del globo, io forse dovrei dire "Che ci faccio ANCORA qui?". Sono ufficialmente arrivata al punto di saturazione dove non spporto più niente e nessuno, dove tutto fluttua squallidamente in attesa di un cambiamento, di un qualcosa che mi comunichi che sono ancora viva e non un rottame che ricalca monotonamente quei due o tre taccuini di vita vissuta in attesa, nel mio stramaledettissimo bilico. Ma è pur sempre vita. Mi capita di fissarmi i piedi. Mi indicano timorosi la boa intorno alla quale dovrò fare un valzerino tra un po'. Non è la panciuta che mi intimorisce, ma quel tratto serpentino che ci divide, quell'angoscia consapevole di avere le mani libere e una pressione arteriosa sufficientemente alta da poter afferrare qualsiasi cosa. Qualsiasi, cazzo, qualsiasi. Avrei bisogno di una contingenza siderale che mi spinga naturalmente verso un porto anche temporaneo, ma che non mi faccia dubitare troppo sullo scarto. Pura codardia, pura sottomissione al mio io eternamente in sospeso. Ma in genere quel qualcosa si camuffa, non si fa riconoscere. E non è così improbabile che succeda di nuovo. Sì, di nuovo. Non sarei quella che sono, universitariamente parlando, se qualche tempo fa non fosse occorso un istante nella mia vita che avrebbe poi deciso per me. Solo che adesso siamo un pò in rilento sulla tabella di marcia, all'epoca stavo come un pisello nel suo bacello. Ma facciamo qualche passo indietro.
Pur sforzandomi, non riesco proprio a localizzare "l'attimo" nel tempo, ovvero se fu alla fine del quarto anno delle superiori o all'inizio del quinto. Poco male, quasi irrilevante. Comunque avevo quasi 17 anni oppure li avevo da poco compiuti. Mattina, si è davanti l'istituto. Una chiacchiera lì, una chiacchiera là, e tra i tanti coglioni che girano inamidati già alle otto antimeridiane, scorgo una volta di più l'edicolante di piazza San Francesco impegolato nel marasma cartaceo dei nuovi arrivi. Tra le tante cose piazza al lato del chiosco un cartone pubblicitario di un certo allegato di "Repubblica". Era l'epoca dei libri capolavori del '900. Leggo. "L'insostenibile leggerezza dell'essere" di un certo Kundera. "Mah, questo nom e questo titolo non mi sono del tutto nuovi", penso. "Sicuramente avrò letto qualche recensione da qualche parte. Lo devo avere". Telefono a mia madre (ieri come oggi non avevo mai il becco di un quattrino dietro..) e le chiedo di comprarmi il volume. Una settimana più tardi, tornando da scuola trovo anche un secondo libro del suddetto a casa, ossia"L'immortalità", regalo questa volta del"Corriere" (quando si dice la concorrenza..), cosa assai strana poichè mia madre non si azzarda mai a comprarmi libri senza diktat precisi della sottoscritta. In ogni caso mi fiondo nella lettura del primo. L'inizio della fine. L'ho divoro in un giorno e poco più, standomene al sole e riducendo in briciole il lapis che ha l'onere di sottolineare ogni parola, frase, passaggio, pensiero ke mi rapisca. Quasi l'intero libro. Quella meravigliosa forma inusitata e azzardata di metaromanzo, la persecuzione dell'eterno ritorno nietzschiano, Tereza e Tomas e il loro amore assurdo, le fatiche di una generazione, la dissidenza, la dignità calpestata, il sesso e le sue logiche sporche, la dottrina linguistica, l'ideologia che si rovescia, ess muss sein, ah, dio! Il tutto che si dipana su quella giostra che sono le formulazione teoriche dello stesso Kundera (allora mi sa che pronuciavo ancora accentando la "e"e solo qualche mese dopo avrei saputo che l'accento in ceco cade sempre sulla prima...). Non so per quanto tempo ho rott a kiunque mi capitasse a tiro l'anima con questo libro. Ovunque andassi era con me. Credevo di aver trovato il mio personale profeta letterario. Bi è stata la prima(esasperata) a comprarlo. Conservo quest'immagine di me in palestra durante l'ora di educazione fisicica che lo leggo e lo decanto a voce alta, accocolata sul davanzale (che mi volessi dare un tono?che bimba che ero...). Ma il piacevole smarrimento non si è fermato qui. Come accennavo, avevo già un altro libro suo da assoporare. E mi sciroppo anche quello. Un'invasata ed io eravamo la stessa cosa. Quell'anno tra le lettere fu particolare. Ogni tot libri ne leggevo uno del ceco.I l mito scorre solenne sulla barchetta dei giorni. Esame di maturità. Estate. Aurora pensa al da farsi, all'università. "Sì, letteratura russa. Ah, il corso prevede due lingue di studio, ma all' inglese non ci penso minimamente..Cosa, allora?" All'inizio pensai al portoghese, però punti di contatto tra le due culture ce n'erano pochini. E allora, tra uno sfogliare e l'altro il ceconzolo, eureka! Ceco! "E' una lingua slava come il russo, mi piace tanto Kundera, storia del secolo breve più che convergente per i due paesi ". Deciso. Ma "gli altri" (puttani) insinuano il tormento che il CECOSLOVACCO (che orrore..) pane non ne dia. Aurora, perturbabilissima come sempre, ne conviene. E passa all'idea teutonica, tedesco. Ma..A settembre si va a Strasburgo, per intenderci sei mesi prima dell'entrata nell'Unione Europea dei nuovi dieci membri, di cui quattro ex- paesi satellite del passato prossimo comunista (tra cui la Repubblica Ceca) e tre addirittura porzione effettiva dell'ex-Unione Sovietica. La funzionaria del Parlamento del nostro continente si sofferma lungamente su quest'aspetto. E il cuore mi si spacca di nuovo. Arriva il giorno dell'iscrizione. Nella ressa da matricole, prendo il bigliettino e attendo pazientemente il mio turno, seduta sui gradoni a compilari moduli. Prima lingua: russo. Seconda: ? Tempo di decisione un'ora e mezza circa. Ed ecco che Kundera ritorna con quella sua aria da vizioso di alto borgo, che mi stuzzica e, ormai, m'indispone. "Sì, ceco, basta, ke m'importa". E ceco fu.
Ora, Kundera non è il mio autore preferito, io non ho autori preferiti e tra l'altro "L'insostenibile " è scesa addirittura dal podio (se la contendono "Lo scherzo "e "Il libro del riso e dell'oblio", e poi adoro il raccontino"Il falso autostop"), adesso anzi l'ho anche molto rivalutato dopo averne fatto decisamente un' indigestione, che non si dimentca. Il suo cinismo è poco sano, non lascia scampo, trasuda un vero e proprio odio verso le persone, soprattutto negli ultimi scritti e questa sfiducia totale verso il genere umano mi nausea. Ma se non fosse per lui, adesso non avrei trascorso tre anni accademici come li ho vissuti e non solo per la nozionistica in sè, ma per tutta quella gente meravigliosa che ho conosciuto, per quello che ho appreso con gli occhi e con l'anima. Se non avessi letto quel cartellone quella mattina magari il libro l'avrei letto molto più tardi ma avrei avuto una disposizione d'animo diversa, chissà. E adesso sono di nuovo prona a ricevere una deviazione che mi dica dove debba andare. Forse sbaglio proprio in questo. Forse sono più kunderiana di quanto in realtà pensi. Ho più fiducia negli atti che nelle persone. Redemption days.
"Ah!che ingenuità si disse, credere che esista una canzone che non finisce mai; come se tutto a questo mondo, fin dall'inizio, non fosse tradimento!"
"Lui la guardava e si rendeva conto che era bella e che era doloroso staccarsi da lei. Ma il mondo oltre la finestra era ancora più bello. E se per quel mondo avesse abbandonato la donna amata, esso avrebbe avuto ancora più valore per lui: tutto il valore di un amore tradito.-Sei bella,-le disse-ma ti devo tradire. Poi si strappò dal suo abbraccio e avanzò verso la finestra"
da "La vita è altrove", 1969 |
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