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Topless lunch-TBT(TimBuckTribute)

"Mio nonno  aveva una bella voce. Tenore irlandese. Bella.
Un tipo troppo duro e militaresco per occuparsi del suo
talento e di quello di suo figlio. Vorrei che fosse andata
diversamente. Vi amo, stronzi bastardi...Con un padre come
quello, non sorprende che Tim avesse paura di tornare da me.
Paura di essere mio padre. Questo perchè l'unico modello di
padre era un folle squilibrato con una calotta d'acciaio
in testa...Credo che dovesse essere un casino spaventato
al solo pensiero di poter diventare come lui. Spaventato
un casino all'idea di trattare me allo stesso modo in cui
suo padre aveva trattato lui e la sua famiglia. Puoi
immaginare il tormento? Quell'inutile, merdoso supplizio
un giorno dopo l'altro?"
Jeff Buckley, dal diario,9 agosto 1995
 A Tim Buckley l'ispirazione a fare musica era venuta a cinque anni, dopo aver ascoltato un album di Miles Davis tra quelli preferiti da sua madre. I suoni di ricerca di quella tromba lo interessarono a tal punto che imparò ad imitarla e a modulare la voce come un sassofono contralto. Tim scoprì quasi dal nulla di aver ricevuto in dono una voce straordinaria, che poteva raggiungere cinque ottave di estensione e con la quale si  divertiva ad imitare il rumore degli autobus e delle macchine mentre girellava in bicicletta. Accanto al potenziale tecnico, si palesò una manciata di anni dopo il virtuosismo creativo, che fiorì attraverso l'universo rapsodico dei suoi dischi. Nove anni(1966-1975) di vita musicale "retribuita", altrettanti album in studio (di  cui una triade generata in meno di 12 mesi), un numero imprecisato di registrazioni live, supporter di Nico, concupito da Janis Joplin, sporadico (nonchè lisergico..) complice di Jim Morrison, una morte, nella sacralità della perversione assassina,(in)degna di quella di buona parte dei suoi arcinoti colleghi. Eppure gli fu destinato un percorso artistico sottottono. Certo, era stimato e benvoluto dagli addetti ai lavori, ma fama e gloria debite non giunsero mai sul serio. Poco male, non ne fu mai scosso. Di fatti spesso si domandava se "la musica è davvero importante per la gente o è solo una questione di mode passeggere". Il rock del periodo gli appariva"senza comunicativa. Suonare è meno importante che leggere le classifiche di Billboard e adeguarsi alle tendenze" (oddio, se vivesse oggi...).
Io avevo 16 o 17 anni quando presi ad idolatrarlo, ed è stato per mano sua che ho contratto il vizio dell'estasi,quello della tristezza, della loop-addiction, del grumoso sangue sapido,  della musica per la musica. Nessun altro come lui è riuscito a dare vita a soffici madrigali erotici, a domare con maestria e stautura inarrivabili  i generi più disparati, dalla canzone colta al free jazz, dal teatro musicale all'R&B, ad avere tanti guizzi avanguardistici, ad essere un così dannatamente sapiente lirico. Nessun altro come lui poteva permettersi con la voce di ragliare, pregare e bestemmiare nello stesso tempo. Sì, è il mio cantante preferito. Ieri avrebbe compiuto 60 anni, se non fosse stato che il 29 giugno 1975 a Santa monica il suo cuore cessò di battere. Aveva scambiato una dose di eroina per coca e l'aveva sniffata (un po' come Mia in "Pulp fiction", ma senza   la fortuna della pupa del boss). Overdose istantanea. Si dice che le sue ultime parole siano state "Bye, bye, baby" e che le abbia pronunciate quasi cantandole. Forse gli era passato per la mente un verso della dolente Driftin' blues, uno dei pezzi di Ray Charles che più amava. Aveva 28 anni. E nel mio piccolo gli rendo omaggio così, senza pretese. Quella che segue è il testo di una delle sue canzoni più celebri, appartenente al primo periodo, quello di menestrello freak. Qualche tempo fa ricalcando quella splendida locuzione che usa "fleeting house" titolai una mia (fiacca)composizione in poesia. Se una canzone ti porta a scrivere qualcosa come se ricevessi ordini da un altro pianeta, significherà pur qualcosa. Per me sì
 
 

Morning glory                                                                 Gloria del mattino

I lit my purest candle close to my                                                     Ho acceso la mia candela più pura vicino alla mia
Window, hoping it would catch the eye                                             finestra,sperando che avrebbe attirato l’attenzione
Of any vagabond who passed it by,                                                  di qualsiasi vagabondo che fosse passato di lì
And I waited in my fleeting house                                                    e aspettavo nella mia casa passegera

Before he came I felt him drawing near;                                           Prima che venisse ho sentito che si avvicinava
As he neared I felt the ancient fear                                                  quando fu lì provai l’antica paura
That he had come to wound my door and jeer,                                 che era venuto per ferire la mia porta e deridermi,
And I waited in my fleeting house                                                    e aspettavo nella mia casa passeggera

"Tell me stories," I called to the Hobo;                                             “Raccontami delle storie,” dissi all’Hobo;
"Stories of cold," I smiled at the Hobo;                                             “Storie di freddo,” sorrisi all’Hobo;
"Stories of old," I knelt to the Hobo;                                                 “Le storie di una volta,” mi inginocchiai di fronte all’Hobo
And he stood before my fleeting house                                              e lui se ne stava davanti alla mia casa passeggera

"No," said the Hobo, "No more tales of time;                                     “No,”disse l’Hobo,”basta con le storie del tempo;
Don't ask me now to wash away the grime;                                       non chiedermi ora di lavar via il sudiciume;
I can't come in 'cause it's too high a climb,"                                       non posso entrare perchè è una salita troppo ripida,”
And he walked away from my fleeting house                                     e se ne andò via dalla mia casa passeggera

"Then you be damned!" I screamed to the Hobo;                               “Che tu sia dannato!” urlai all’Hobo;
"Leave me alone," I wept to the Hobo;                                              “Lasciami solo,” piansi piansi rivolto all’Hobo
"Turn into stone," I knelt to the Hobo;                                               “Diventa pietra,”mi inginocchiai  verso l’Hobo
And he walked away from my fleeting house                                      e se ne andò via dalla mia casa passeggera.

 

 

 P.S.: "fleeting" significa anche "fugace". Assolutamente non rendibile in italiano. E assolutamente meravigliosa.
P.P.S.:l 'Hobo(quello che vorrei essere anche io..)è un vagabondo industrioso, spesso artista di strada. Ma se Tim in questa canzone se la prende tanto con uno di loro, perchè parla di"casa passeggera"? E' lui stesso un Hobo? Muble, muble...
P.P.P.S.: a seguire le parole del figlio che, del resto,  me lo ha fatto conoscere, e una sua riflessione. Salut.
 
 
 
 
 
"Sì, qualcuno mi ha spiegato di cosa parla Dream letter.
Con Mountain l'avevo capito da solo. Le sue canzoni non
 mi sono mai entrate dentro come invede è successo a gente
che lo ha conosciuto. Ma nei dischi lui è l'UNICA cosa pura
e originale. Di questo sono sicuro. Saremmo d'accordo su un
sacco di cose artisticamente. Dai dischi riesco immediatamente
a capire ciò che lui percepiva come sincero e le stronzate
che gli davano sui nervi. Potrei scommetterci la vita.E io
AVREI DOVUTO suonare con lui"
Jeff Buckley, lettera mai inviata, 1990
 
 
 
"Fate caso al piano elettrico di Lorca...Grande!
E alla voce...Grande! Così funky. Quella canzone
è un casino funky. Un delirio di sesso funk. Nel
paese chiamato Tim Buckley...quello fu il grande
Tim. Sì, quello. Quando morirò, voi tutti dovrete
ricordare che quando pensavo a mio padre
provavo ammirazione per quel periodo. Lui e gli
altri sono arrivati in posti che nessuno riuscirà
mai a raggiungere...Gypsy woman e Buzzin'fly mi
stancano. Le apprezzo. Ma non mi toccano chimicamente.
Datemi The river, cazzo, datemi Monterey, non datemi
il vagabondo di Morning glory e tutti quei discorsi...
Ecco la mia opinione sul lavoro di mio padre.
Jeff Buckley, dal diario, 9 agosto 1995
 
 
 
 
"Penso alla nostra cultura come penso ai batteri. Il rock fa muovere il traffico a una velocità adolescenziale...La musica dell'uomo (la sua lotta con gli dei) non ha niente a che vedere con i crimini più recenti. E' troppo personale per essere definita, troppo intima per essere dimenticata e troppo spirituale per essere venduta"
Tim Buckley, da un'intervista, 1970
 

On The Hook

 

 

 

 

Ho visto la zingara e ho bevuto il suo rum e coca,
"Non sarai mai un sogno"mi disse"finchè non te ne andrai in fumo"
 
 
Larry Beckett

 

 

Interiors

In casa mia non ci sono molti specchi funzionali. Alcuni troppo piccoli, altri in angoli immuni alla luce sia naturale che artificiale, altri troppo esposti all'occhio del popolo non domestico o del popolo molesto...Ma alla sottoscritta la carenza mobiliare nella fattispecie si presentadi rado: anche se credo che gli effetti disastrosi (nodi grandi quanto nidi di cicogne) risultato  di balli sfrenati che si tengono ad opera di minuscoli alieni ubriachi(eppure vi prenderò, maledetti!!) sulla mia testa di notte,  non siano propriamente un buon biglietto da visita, non mi preoccupo proprio di valutare l'entità del danno estetico. Preferisco altri tipi di riflessione. Ma, si sa, a volte, oltre che per sputarsi in  un occhio, lo specchio diventa davvero un oggetto cui non ci si può proprio sottrarre. Ebbene, qualche tempo fa nel mio guardaroba dell'intimo è entrato a far parte un capo che dire succinto è dire poco. Quest'oggi mi son ricordata della sua esistenza , e tra un participio russo gay(attivo/passivo) e l'altro, ho pensato di vedere (finalmente) se mi donava 9 o mi donava 10 (!). E così mi ricordo dell'unica superficie riflettente nella Domus Aurorae: nell'alcova (bleah!) dei miei. Con l'entusiasmo pari a quello di un bradipo agonizzante , mi avvio nella succitata stanza e nel kiudere la porta mi accorgo della presenza di un oggetto non particolarmente insolito, se non fosse  stato per la sua locazione: nell'angolo tra l'uscio e la parete era (è) appoggiato un pezzo d legno dalla forma tubulare, lungo circa 80 cm, dal diametro di 10, ben levigato, verniciato. Basita, lo afferro e vado in cucina dalla genitrice , che si gongola nel suo decerebrarsi con non so quale soap-opera."Mààà...", faccio io. Silenzio. "Màààààààààààà!!!" Senza nemmeno voltarsi, il cuore della casa riesce a profferire: "Uh-uh, Aurò, che bbuò??" Glom..."Mà, che caspita ci fa 'sta specie di pezzo di mobile dietro la vostra porta?" "Eh-h? Ah, ma quale mobile, quella E' LA MAZZA DI TUO PADRE"
A quel punto  mi è venuto in mente il titolo di un film di Ingmar Bergman ossia "Sussurri e grida "e vi ho prontamente apportato il mio personale sottotitolo:" Dal sesso acerbo al sesso coniugale"...Insomma, non so se si è capito, ma non concordo sul fatto che vadano utilizzati determinati attrezzini posticci dopo gli "anta", l'astinenza sarbbe più dignitosa. Joking apart, dopo la lapalissiana e svilente risposta di mia madre, a quel punto non potevo far altro che rivolgermi a chi mi ha donato (probabilmente scavanado tra gli scarti...) gli altri 23 cromosomi, e che intanto seguiva a bocca aperta la struggente storiella di un orsacchiotto candese. E la scena si ripete: "Pààà....Pàààààààààààààààà!!!" UH-uh, Aurò, che bbuò??" (Oh, ma tutti cafoni in questa casa...). Con la mitezza di un procione(oggi è la giornata della retorica zoofila), invece che scatenare tutto il mio furore randellando ben benino il ditone di quel villano di mio padre, con la più soave tra le mie vocine, una volta di più domando quale sia l'esatta finalità di quell'arnese posizionato poi in un luogo alquanto insolito."Eh, Aurò, ma tu che devi sapere, quella è la nostra ARMA DI DIFESA(a questo punto lo preferivo come vergone...) "Arma d difesa? Nella stanza più lontana dalla porta d'ingresso e, guarda tu, proprio dov'è tutto l'arraffazzonabile più appetibile? Ho capito che ormai i ladri sembrano essere l'ultimo dei problemi dopo tutti i maniaci del vicinato, ma in ogni caso tu a stento riesci a tener lo spazzolino in mano, figurati prendere a legnate un malfattore scalcagnato". Ed ora il clou: "E chi t dice che debba usarla proprio io?Tu mi sembri bella cresciutella per fare la tua parte in casa..." . E se solo avessi avuto una macchina fotografica in mano, avrei potuto catturare l'espressione più seria che sia mai balenata sul volto di mio padre. E'  stato a quel punto che ho ben pensato di gettare via quel cxxxo di perizoma causa di un riavvicinamento fisico-verbale coi miei. Dopo un mese e mezzo quasi di studio dissociato nonchè irrisolto, due notizie che mi hanno strappato un pezzo d cuore, il nuovo cagnetto cocainomane (o cocainocanino?) di mia nonna, questo ennesimo colpo alla mia igiene mentale poteva causare danni davvero irreversibili. Il problema è che adesso ho mi son chiusa in camera e ho pure ingoiato  la chiave. Che mi si consiglia? Si salvi chi può.
 
 
P.S.: forse, dico forse, qualcuno potrebbe trovare delle analogie nella successione "Aurò ke bbuò "duplicata e relativa rilevazione della scrivente riguardo il bassissimo ambiente spirituale(...)in cui si muove con delle locuzioni contenute in  una rielaborazione della favola "Biancaneve e i sette nani" del libro"Pancreas"di Giobbe Covatta. In effetti è proprio identica, ma giuro che la sequenza mentale-frasale è stata esattamente la stessa.
P.S.: spero che i miei non escano così malconci dalla cronaca appena stesa. In realtà sono due persone molto intelligenti. Solo che non lo danno a vedere spesso.
P.S.: ciò non toglie ce se qualcuno mi comunicasse che in realtà sono stata adottata, mi renderebbe la persona più felice di questa terra.