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Dagherrotipo secondo // Ad UlinkaPer un uomo le peggiori difficoltà cominciano quando può fare quel che vuole.
Thomas Henry Huxley
Io non abiuroL'ingratitudine regna sul mondo, recita un vecchio detto ceco. E l'ingratitudine è solo un sintomo della più grossa tara che fa cadere tutta l'impalcatura d'imprevedibilità che inevitabilmente caratterizza ogni essere umano, da quello più allocco a quello più volpone. C'è chi questo solipsismo lo sublima e lo rende nutrimento per gli altri, c' è chi esercita e subisce quello quotidiano, ordinario, ma a cui si soppravvive benone, c'è chi si bea del proprio, spregiudicato e sanguinario. E c'è chi, come me, è affetta da un egotismo (ho scritto proprio egotismo, evito la ridondanza quando posso) perplesso, ma non per questo meno feroce. E trasecolo ogni qualvolta qualcuno è sconcertato da questo mio fantomatico smascheramento. Parlo poco, questo è vero, ma non vuol dire che sia un essere indifeso. Godo anche io dei benefici del peccato orginale. Nella fattispecie:
Go 'way from my window, Allontanati dalla mia finestra,
"It ain't me babe",Bob Dylan
C'era voglia di armonica nell'aria. C'era voglia di non sentirmi un crudele "dualismo". E tu sai perchè...
P.S.:non equivochiamo, non do del maiale a nessuno, ma proprio non sapveo come rendere degnamente "babe" in italiano.
Nell'opaca virtù When the day is done
Down to earth then sinks the sun Along with everything that was lost and won When the day is done. When the day is done Hope so much your race will be all run Then you find you jumped the gun Have to go back where you began When the day is done. When the night is cold Some get by but some get old Just to show lifes not made of gold When the night is cold. When the bird has flown Got no-one to call your own Got no place to call your home When the bird has flown. When the games been fought You speed the ball across the court Lost much sooner than you would have thought Now the games been fought. When the partys through Seems so very sad for you Didnt do the things you meant to do Now theres no time to start anew Now the partys through. When the day is done Down to earth then sinks the sun Along with everything that was lost and won When the day is done Nick Drake,"Day is done"
Oggi la mia adolescenza è ufficialmente terminata. Qualcuno, senza nemmeno guardarmi in volto, mi ha scaraventato su un rugginoso treno in corsa. Non ho più di che schermirmi da estranei occhi beffardi e da quell'insopportabile lezzo di umanità. Sembra che non abbia mai posseduto i cinque sensi fino a poche ore fa. "Ho passato vent'anni ignorando di avere un corpo, poi è stato come se un'auto entrasse a 180 km/h in una di queste vetrine", cantavano i Massimo Volume. Ecco cosa mi succede. Da oggi non sarò più un'appendice sentimentale, il brandello di carne che non teme la putrefazione, l'ingenua lama smussata. Niente fatalismi, per carità. Eppure a cardare quella lana giocosa che rifiutava di darsi una forma definita e che con tronfia prepotenza occupava, morosa, il mio animo sfacciatamente abulico e ingrato, è stato un caso, una piccola congiuntura verbale. Qualcuno ha detto una, due parole di troppo, e quella che per me era una verità dolente ed indifesa, si è rivelata solo parziale, e tutt'a un tratto ha smesso di zoppicare e di farmi pena e, anzi, mi ha sputato in faccia tutto quello(una cosa sola e tra le più banali al mondo-e non è l'amore)in cui avevo creduto, confidato e che invece non è affatto immune dal lerciume e dalle sozzure che ci smembrano. Da un certo punto di vista sono stata perfino fortunata a godere dei benefici di una infanzia prolungata. Ma evidentemente la smorfia accattivamente e crudele di questo demente sole di gennaio, era la cornice perfetta per il mio primo vero disincanto. Sì, credo proprio che mi tatuerò "Adora quod incendisti, incendi quod adorasti", anche se non c'è nulla di pagano nella mia ferita. Così magari non me lo dimentico.
A glossa c'è "Day is done"di Nick Drake. Lui l'aveva capito, l'aveva patito. E senza alcuna riluttanza, svuotò il corteo delle illusioni, e palesò il rimedio nel "no solution but taking(silent) part". Almeno così la leggo io. Anche se lui non ce l'ha fatta.
Oggi mi sento invecchiata, imbolsita. Oggi per me il giorno è finito e dovrò imparare a destreggiarmi diversamente tra le spire affollate della mia amata notte.
Jesus saith unto him: " Rise, take up thy bed and walk"Take up thy stethoscope and walk
Testiamo il livello culturale di mia madre (che, anche se si mena a deretano alle domande dei quiz televisi e ci azzecca, dice: "Hai visto?")Io: Mamma, sai dirmi cos'è un putsch?-(equivalente tedesco di coup d'ètat, golpe)
Mamma: Certo! Significa SPACCIATORE in inglese...
Giusta osservazioneMia madre: "Aurò, ma che cacchio ti ridevi come 'na scannata stanotte alle tre??"
Io: "Rileggevo-IN CULO OGGI NO-. La pornografia cervellotica mi diverte come poche altre cose, lo sai."
Mia madre:"Sarà, ma dal titolo non credo ci sia molto di che scompisciarsi.Ahi,ahi,ahi...Comunque, me lo passi? Rivelazioni scomodoseQuando ho ascoltato per la prima volta "Freak out" e "Hot rats", non ho avuto dubbi: Frank Zappa avrebbe fatto parte dell'olimpo dei miei miti musicali per l'eternità. Il virtuosismo aggressivo di quest'uomo era (ed è) inopinabilmente magnetico, soprattutto se si considera che lui, sciamano del progressive, ad ogni ascolto delle sue composizioni, soffoca le titubanze di una (io) che quel genere lo ingolla, ma non lo gusta. di più prendeva pure per culo i critici che è una bellezza, e questo lo rende ai miei occhi ancora più ammaliante. Fino a quando stamane Marco mi fa (suppergiù): "Ehi,ma conosci l'unica canzone dal testo italiano di Zappa? Ti consiglio di procurartela perchè è molto..insolita." Beh, ho provveduto celermente a scaric...ehm...a comprare "Uncle meat",l 'album ove è contenuta la canzone imputata (una specie di edizione deluxe del 1995 visto che tale pezzo è un b-side e sul disco del '69 non c'è.) Ebbene, senza girarci troppo attorno, eccone le parole. I commenti poco poscia.
Tengo na minchia tanta, tengo na minchia accussi' Devi usare un pollo, devi usare un pollo Tengo na minchia tanta, tengo na minchia accussi' Tengo na minchia tanta, tengo na minchia accussi' Tengo na minchia tanta, tengo na minchia accussi' Tengo na minchia tanta, tengo na minchia accussi' Come on baby Guarda che se la mangia Tengo na minchia tanta, tengo na minchia accussi' Darling, darling, darling Devi usare un pollo Ooh, you both suckin' stereo Tengo na minchia tanta, tengo na minchia accussi'
E' facile, a questo punto, figurarsi quale sia stata la mia reazione di umile devota al talento del maestro. Non sapevo cosa pensare. Lui, figlio di un siciliano emigrato negli U.S.A., si diverte a giocare con la più gettonata tra le versioni cosmico-dialettali della parola"CXXXO" e vi edifica un testo dall'esilaranza imbarazzante. Qualche anno più tardi quale band nostrana poteva mutuare tale singolare composione? Come? Ma sì, certo, gli Squallor. Minimo sindacale. Ad un certo punto fa perfino capolino in sottofondo la voce di una tizia che, in inglese, con fare stizzito, si chiede che...minkia stia dicendo. Le doti vocali e musicali sono direi immutate (anche se c'è una leggera tendenza verso il trash a livello melodico). E la pronuncia è quasi impeccabile (scivola solo sulla "t" di "tengo"dove tende ad aspirarla.). E che dire del pollo che si trasforma in bizzarro(ma mooolto bizzarro)parente dell'autorevole yarda come unità di misura? E gli inviti inequivocabili alle sue concubine? Il mio interrogativo ora è: declassarlo o beatificarlo?
Consueta inerzia carnale No more rings the bell
Now you are gone I found a letter On the day it rained When I tore it open There in my hands Only ash remained Tim Buckley,"Hallucinations"
La sveglia dal trillo umanizzato nonchè isterico. Il torpore maligno del sonno speso troppo male. Gli scontri generazionali alla mescita di latte nella scodella. La canonica telefonata mattutina con Milena. Lo snervante cigolio della porta del mio stambugio.Tutto questo, esattamente venti giorni dopo il mio ritorno in Italia, ha riportato la sottoscritta nell'ordinaria meschinità del quotidiano nella casa del pater familias. E mi ha concesso anche un ritaglio di aberrazione, etimologica prima, pensosa quindi. Le lancette dell'orologio avevavo abbondantemente superato il trionfalismo delle cifre più in alto, perciò la prima metà del giorno era stata congedata da tanto. E pensavo a come in tante lingue, a cose uguali, corrispondano termini uguali. Afternoon in iglese, apres-midi in francese, odpoledne in ceco e pomeriggio in italiano(in russo è un pò differente)significano tutte la stessa cosa: dopo mezzogiorno. E questa fase del giorno è di gran lunga la più delicata, quella in cui ci si sveste dei panni di studenti e/o lavoratori e ci si riappropria (nolenti )dei propri piccoli grandi terrori domestici, della porzione calante della propria persona. C'è più tempo per tutto.
E allora perchè non guardarsi un film di Cronenberg? Almeno se il sole dice che è ora di lambiccarsi il cervello, lo si faccia con stile e spessore, minkia. E, soprattutto,non elucubrare sulle tue turbe domani se lo puoi fare dopodomani...
Videodrome, una parola così dannatamente eufonica, perfetto equilibrio di suoni vocalici e consonantici, un suono argentino che si tatua sul cristallino. Ed è proprio quello che fa, atrofizzando il libero arbitrio dello spettatore che, rabbioso e impotente, è annebbiato da una profezia talmente rigorosa e caleidoscopica che inchinarsi di fronte a quest 83' di celluloide è un gesto più che dovuto, sentito. Male transgenico che si insinua nelle menti dell'uomo comune e si gonfia come un tumore fino ad implodere in sè stesso, risucchiandone prima le possibilità di fuga con nefastissimi tratti di cyber-incubi. Il veicolo è un banale snuff-video di torture, sevizie e nefandezze varie e il germe dell'attanagliamento intellettuale si riversa insidioso nelle arterie dell'astante che è vittima inconsapevole del suo stesso vizio voyeuristico. E le visioni, che costruiscono la sintomatologia del sordido morbo, rivelano una delle più grandi paure del cineasta canadese: la cancrena del corpo sconfitto dalla gelida macchina. La biomeccanica che vince sul percorso naturale della vita. E poi la chicca: una vogliosissima e suadente Deborah Harry, luccicante front-woman degli storici Blondie, è l'unico spiraglio glamorous in tanto pessimismo (acuto ma non cupo)e in quella spirale concentrica che è un finale destabilizzante (ma stimolante).
Penso che mi toccherà camminare a testa in giù per cercare le domande da pormi dopo questo film. Spero non si sia capito nulla, ma che ci si sia incuriositi. E' un ottimo surrogato da consumarsi post-meridian se si è ormai avvezzi (o stufi?) alla singolarità della propria infelicità familiare (per dirla alla Tolstoj). Un tuffo nelle universali calamità del nostro tempo.
Morte a Videodrome!!! Gloria e vita alla nuova carne !!!
i Laboratorio di traduzione, ovvero l'uomo della mia tesiChci-li zmizet beze stopy Se volessi scomparire senza lasciare traccia Nebudu se v řece topit non andrei certo ad annegare nel fiume -uložím svou kůží línou -adagerei la mia pelle nel lino Na dno vany s kyselinou sul fondo della vasca con dell’acido
Zatímco si chystám lázeň Mentre mi preparei il bagno Přemýšlím a krotím bázeň mediterei e interromperei l’aspersione -jak, až budu rozežraný -e poi, una volto corroso Vytáhnu pak zátku z vany? Come tiro il tappo dalla vasca?
Pomohu si mechanikou! Mi aiuta la meccanica! -spojím drátem zátku s klikou Con un filo unisco il tappo alla maniglia A jak někdo chytne kliku e non appena qualcuno la maniglia impugna Pohřbí mě I bez hrobníků mi sotterra senza l’aiuto dei becchini
Jsem si jist,že každopádně Sono sicuro che in ogni caso Zůstane má duše na dně… rimarrà la mia anima sul fondo: Já vyteču stokou z vany io scorro dalla vasca verso la fogna, Duše usne do nirvány la mia anima si addormenta nel nirvana
Hovno nelze umýt mejdlem.. Non si può lavare la merda col sapone, To,co není,zničit nejde quello che non esiste non si può ditruggere, Jen to nic,co trápí hlavy solo quel nulla che turba le menti Kanálem se neodplaví… non se ne va lungo il canale…
(Bestiální něha) (Sentimento bestiale)
J.H.Krchovský Sbohem rýmu!Addio rima! Dagherrotipo primoMolte cose succedono senza che nessuno se ne accorga nè le ricordi. Di quasi nulla resta traccia, i pensieri e i gesti fugaci, i progetti e i desideri, il dubbio segreto, i sogni, la crudeltà e l'insulto, le parole dette e ascoltate e poi negate o fraintese o travisate, le promesse fatte e non tenute in conto, neppure a coloro a cui sono state fatte, tutto si dimentica o si estingue, ciò che si fa da soli e di cui non si prende nota e anche quasi tutto ciò che non è solitario ma in compagnia, quanto poco rimane di ogni individuo, di quanto poco vi è testimonianza, ne di quel poco che rimane tanto si tace, e di quello che non si tace si ricorda dopo soltanto una parte minima, e per poco tempo, la memoria individuale non si trasmette e non interessa chi la riceve, il quale plasma e riceve la sua propria memoria.Tutto il tempo è inutile, non soltanto quello del bambino, o tutto è come il suo, quanto avviene, quanto entusiasma o fa male nel tempo si coglie soltanto per un istante, poi si perde e tutto è sdrucciolevole come la neve compatta e come è per il bambino il suo sonno di adesso, di questo istante.Tutto è per tutti come sono io adesso, una figura quasi sconosciuta che lo osserva dalla soglia della sua porta senza che lui se ne accorga nè possa mai saperlo nè possa perciò ricordarsene, tutt'e due in viaggio verso il nostro lento sfumare. E tanto di pù ciò che avviene alle nostre spalle,la nostra capacità di conoscenza è minima, già quello che si trova al di là di un muro non riusciamo a vederelo, o ciò che è lontano, è sufficiente che qualcuno sussurri o si allontani di qualche passo perchè non sentiamo più ciò che sta dicendo, e può darsi che così ci rimettiamo la vita, è sufficiente che non abbiamo letto un libro per non conoscere l'avvertimento principale, non possiamo stare altro che in un posto in ciascun momento, e anche allora spesso ignoriamo chi sono quelli che ci osserveranno o penseranno a noi, chi è sul punto di comporre il nostro numero, chi sul punto di scriverci, chi sul punto di volerci bene o venirci a cercare, chi sul punto di condannarci o assasinarci e così porre fine ai nostri scarsi e malvagi giorni, chi sul punto di gettarci nel rovescio del tempo o nella sua nera schiena, come penso e come osservo io questo bambino sapendo più di lui, più di quanto lui saprà mai su ciò che è stato questa notte. Io devo essere questo, il rovescio del suo tempo, la nera schiena...".(...)
Javier Marías, ”Domani nella battaglia pensa a me” BarrocoLa felicità è relativa:può anche essere una busta di plastica senza buchi.
("Shakespeare a colazione",Bruce Robinson 1987) |
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